Soccorso alpino

Soccorso alpino 2017-10-03T06:24:21+00:00

Breve storia del Soccorso Alpino di Cuneo

Nelle Alpi Marittime il gruppo montuoso che riveste più prestigio dal punto di vista alpinistico, è il Massiccio dell’Argentera, nel cuore della Valle Gesso. L’aumentare della frequentazione da parte di escursionisti ed alpinisti ebbe come inevitabile effetto  il verificarsi di incidenti, con la conseguente necessità di recuperare e trasportare  a valle i feriti e le persone purtroppo decedute. Un incidente, accaduto verso la fine degli anni ’40, fece maturare negli alpinisti cuneesi di punta del periodo, la convinzione che fosse necessario creare un gruppo di persone di elevate capacità tecniche in grado di intervenire in caso di necessità.  Un escursionista di Entracque durante la discesa dalla cima dell’Argentera (3297 m, il punto culminante delle Marittime), precipitò dalla cengia della via normale, morendo ai piedi della parete Sud. La notizia della morte raggiunse il paese di Entracque solo in serata. Si costituì un gruppo di volontari del paese, coordinati da Aldo Quaranta, un alpinista di provate capacità, che si mosse al mattino successivo per raggiungere il luogo della tragedia. A loro si unì Matteo Campia, il più forte alpinista cuneese del momento. Salirono al rifugio Genova dove recuperarono una scala a pioli in legno, raggiunsero la zona dell’incidente, legarono il corpo del Landra (questo il cognome del deceduto), e iniziarono un delicato ed estenuante trasporto a spalla della salma che richiese tutto il giorno e parte della notte per  raggiungere Entracque. Campia decise allora di istituire una squadra di una decina di  persone capaci di muoversi su terreni difficili, sulle quali contare in caso di incidenti. Tra i componenti di questa prima squadra di Soccorso Cuneese spiccavano, per le loro capacità e disponibilità, i migliori alpinisti del momento: Gianni Ellena, Nicolin Gandolfo, Riccardo Nervo, Gino Vigna e Alfredo Penna. Essendo l’unico nucleo che si occupava di interventi in montagna, il raggio d’azione della squadra si spingeva anche nelle altre vallate del cuneese.

Campia  fu molto colpito da un intervento compiuto in Valle Stura, alle pendici del Monte Savi. Due giovani valligiani erano saliti nella zona dopo una nevicata. Non vedendoli rientrare venne allertata la squadra di Cuneo che, seguendo le tracce sulla neve, arrivò sul luogo dell’incidente: una valanga aveva travolto i due: uno era deceduto, parzialmente sommerso, l’altro era seduto nella neve con la testa abbassata. Aveva scavato con le mani per dissotterrarsi, ma probabilmente a causa del freddo e dello sfinimento, non era più riuscito a liberare gli scarponi bloccati dalla neve pressata. Sarebbe bastato ancora uno sforzo non aveva più avuto la forza di continuare ed era morto. Questo incidente evidenziò la necessità di unire alle capacità anche il tempismo: se l’intervento fosse partito prima magari l’epilogo sarebbe stato differente. Intanto il CNSAS cominciava ad avere a livello nazionale una struttura più organizzata a livello territoriale e venne costituita la XV Delegazione “ Alpi Marittime”: il primo delegato fu Alberto Cavallo.  Campia organizzò delle squadre anche in vallata, seguendo sempre il criterio delle capacità e disponibilità dei migliori alpinisti locali. Tra il 1957 e 1958 nacque la squadra di Acceglio (Valle Maira), coordinata da Olivero, un portatore di Chiappera, alla quale seguirono le squadre di Entracque (Valle Gesso della Barra) e Vinadio (Valle Stura). Attorno al 1960 nacque la squadra Mondovì coordinata da Tonino Vigna e Pero Billò. In questo periodo sul territorio francese limitrofo non esistevano squadre di Soccorso Alpino, questo tipo di servizio arrivò in Francia più tardi, tra il 1960/61, quando cominciano ad operare i professionisti che aveva a disposizione un elicottero Alouette. Il numero di incidenti ebbe un incremento continuo, suddivisi tra incidenti alpinistici ed escursionistici; questi ultimi ebbero un ulteriore aumento negli anni ’60 quando le valli Cuneesi registrarono una forte frequentazione da parte di colonie estive. In alcuni casi venivano coinvolti anche i Carabinieri che fornivano un supporto importante soprattutto per le comunicazioni. In altri casi si tentò una collaborazione anche con gli Alpini, ma i risultati non furono fruttuosi. Durante questa prima fase negli interventi i volontari utilizzavano il loro materiale personale.

Con il passare del tempo le squadre cominciarono a crescere come numero di volontari, spesso giovani volenterosi e molto forti. Alla fine degli anni ’50 Fedo Penna  venne letto capo-squadra della stazione di Cuneo: fortissimo fisicamente, ottimo alpinista, con la mentalità dell’ingegnere, si adoperò affinchè si utilizzassero al meglio i primi materiali che la sede centrale cominciava a fornire alle squadre: corde di canapa, moschettoni, una barella pesantissima costituita da due aste in legno collegate da un rettangolo di tela grezza, un Gramminger di cuoio (utilizzato per la prima volta nel 1964 in occasione del recupero di un francese sulla via Ellena all’Oriol). Con l’arrivo di questi nuovi materiali sorse anche la necessità di verificarne il funzionamento, programmando delle giornate di addestramento con calate e trasporto di ipotetici feriti. Le calate erano indubbiamente faticose e pericolose : la sicurezza veniva fatta per lo più a spalla, per la calata col Gramminger veniva utilizzato una specie di morsetto a “rana” circolare in legno che fungeva da freno dandogli due giri di corda attorno. Spesso per imparare meglio le nuove tecniche e visionare i materiali Penna e Perotti Gino (vice caposquadra), partecipavano a esercitazioni fuori zona, come nel gruppo del Rosa o al Pordoi dove ebbero modo di visionare le prime Mariner sotto la direzione di Giorgio Bertone e Garda.

Negli anni ’60, nell’ambiente del Cai di Cuneo, venne fondato un gruppo di giovani alpinisti, i “Cit ma bun”, che portò un nuovo spirito e grande vitalità alla sezione: nacquero le scuole di scialpinismo ed alpinismo, vennero organizzate gite, spedizioni, manifestazioni. La mente di questo nuovo gruppo era Gianni Bernardi, validissimo alpinista e scialpinista, che entrò a far parte della squadra del Soccorso Alpino di Cuneo e che, successivamente, venne designato alla guida della  XV Delegazione, compito che portò avanti con efficacia e provata esperienza, imprimendo una svolta organizzativa fondamentale per lo sviluppo delle tecniche di soccorso. Sotto la guida di Gianni Bernardi  si consolida il processo di organizzazione strutturale, vengono definite le competenze territoriali delle varie squadre di valle, vengono organizzate esercitazioni periodiche finalizzate alla formazione e ad ottenere  una uniformità di procedure e di metodiche di intervento, ormai necessarie anche in virtù del numero di soccorritori nuovi e sempre più numerosi, che operano come volontari. Viene affrontato anche il problema delle difficoltà nelle comunicazioni: spesso la notizia di un incidente in montagna richiedeva che un testimone oculare o un componente della cordata o del gruppo di escursionisti, scendesse a  fondovalle per allertare il soccorso, essendo i rifugi in quota ancora privi del collegamento telefonico. Viene allora ideato un piano-radio in modo da dotare i rifugi di un sistema di comunicazione con i posti di chiamata in fondovalle. Questo progetto verrà  portato a termine da Mario Molineris che succederà a Gianni Bernardi come Delegato. Lo stesso Mario aveva sperimentato sulla propria pelle la necessità di poter avvertire tempestivamente i soccorsi: durante una gita scialpinistica nella zona del Prefouns, aveva riportato la frattura di una gamba a seguito di una caduta. Per raggiungerlo fu necessario un tempo molto lungo che, per un ferito, risulta interminabile. Sotto la direzione di Molineris i rifugi vengono dotati di radio; inoltre, nei periodi estivi di maggior fruizione della montagna, vengono organizzati dei turni per cui, nel fine settimana, ad ogni rifugio prestavano servizio due soccorritori con il duplice compito di intervenire immediatamente in caso di incidente  e di avvertire la squadra a valle, formata da 4-5 volontari che stazionavano presso il posto di chiamata a Terme di Valdieri. Con il passare del tempo e con l’entrata in vigore della legge Regionale 67 del 1980 arrivano anche in primi aiuti economici, con i quali  le squadre vengono dotate di materiali: nuovi modelli di barelle, ferule per bloccare arti fratturati, apparecchiature mediche quali i respiratori AMBU.

A livello regionale si inizia a parlare di elicottero come mezzo di importante rilevanza per ridurre i tempi e i rischi degli interventi.  Durante la direzione di Molineris si instaura una buona collaborazione locale con i Carabinieri che, quando richiesto, mandano il loro elicottero a supporto. Inizia anche, con alcuni volontari, una preparazione specifica per lavorare con l’elicottero,  mandandoli a frequentare giornate di specializzazione alla base aere di Venaria Reale. Molineris riesce anche a consolidare il rapporto di collaborazione con i francesi che, intanto, hanno avviato il soccorso alpino demandato a professionisti e hanno a disposizione due elicotteri della Securitè Civile, per interventi in montagna: uno a Nizza e uno alla Gendarmeria di Brianconne. Negli interventi più impegnativi verrà richiesto l’intervento di questi mezzi specializzati nel volo e nel recupero in ambiente montano, anche impegnativo, ed in parete. Durante gli anni ’70 sulle Marittime la fruizione turistica ed alpinistica ha un forte incremento. Nell’estate del 1976 i volontari sono stati chiamati ad intervenire due/tre volte a settimana, sollevando anche il problema delle giornate lavorative perse o richieste come ferie. Ci furono alcuni problemi gravi relativi alla salvaguardia del posto di lavoro e una richiesta sempre più forte di trovare una soluzione al problema, che arriverà con l’applicazione della legge Marniga. Durante questo periodo vengono anche effettuate esercitazioni molto impegnative di calata (da ricordare per esempio la calata della parete Nord del Corno Stella), con lo scopo di conoscere meglio il territorio e di affrontare calate in condizioni estreme. Si pensa anche a verificare le effettive capacità tecniche dei nuovi volontari che presentano domanda per entrare in squadra, organizzando un corso di due giorni che si terrà a Chiappera.

A Mario Molineris, prematuramente scomparso, succederà come Delegato Osvaldo Beccaria che ricopre ancora oggi l’incarico.

FacebookTwitterWhatsApp